Luogo

Teatro Sociale di Como - Sala Bianca
sabato 30 aprile ore 18:30

Protagonisti

Lorenzo Fantoni

Giornalista, blogger

Dalla fantascienza al metaverso, come è cambiata la città

Con la fantascienza immaginiamo quasi sempre un futuro in cui accentuare fino all’estremo determinati comportamenti dell’essere umano oggi, un modo per tendere a un domani migliore o ammonirci da ciò che potrebbe succedere.

Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità. Morpheus in “Matrix”

La fantascienza è quasi sempre un esercizio retorico in cui immaginiamo un futuro dove accentuare fino all’estremo determinati comportamenti dell’essere umano oggi, un modo per tendere a un domani migliore o ammonirci da ciò che potrebbe succedere. Una delle cose più interessanti della fantascienza è senza dubbio il modo in cui viene immaginata la città del futuro, perché immaginare uno spazio urbano vuole anche dire immaginare chi ci abita.
Nei secoli passati il futuro era dominato da una visione positivista, un mondo in cui la guerra non esisteva e le disuguaglianze sociali erano state eliminate. A dominare questa visione era l’auto volante, o il taxi dirigibile. Immaginavamo persino enormi cupole che avrebbero riparato le città dalla pioggia, case su rotaie che potevano essere portate al mare in caso di villeggiatura.
Poi arrivò “Metropolis” e le cose cambiarono.
Verso la fine degli anni ’90, proprio mentre “Matrix” faceva esplodere la moda dei cappotti lunghi di pelle, allo sporco delle metropoli di “Blade Runner”, questi film contrapponevano una civiltà impersonale, ai limiti del minimalismo.
La mescolanza tra queste due influenze ha dato origine agli scenari che oggi vediamo in “Black Mirror” dove i toni sono quelli semplici di un catalogo Ikea. Sono ambientazioni spesso casalinghe e quasi asettiche che mescolano uomo, virtualità, connessione, identità e tecnologia.
Sono gli spazi che viviamo oggi. La domanda però è: riusciremo a immaginare una città del futuro che sia qualcosa che non abbiamo già visto?.
Parliamo forse di Metaverso?