Luogo

Teatro Sociale di Como - Sala Bianca
giovedì 28 aprile ore 21:00

Protagonisti

Vivere nella giungla, abitare nella città

Che cosa significa abitare, e perché è proprio l’abitare a distinguere il particolare modo di esistere e di vivere dell’uomo? Perché il nostro “stare insieme”, per riprendere le parole di Calvino, perché lo stare insieme degli uomini, si trasforma così facilmente in un inferno?

Le Sacre Scritture pongono all’inizio dell’avventura umana un giardino, l’Eden, e al suo termine una città, la Gerusalemme celeste; che cosa lega tra di loro questi due “luoghi”, e perché la sapienza biblica non prospetta affatto come ideale da raggiungere, come paradiso, quella sorta di ritorno ad una natura incontaminata oggi così tanto di moda? Silvano Petrosino

Italo Calvino chiude “Le città invisibili” con le seguenti parole: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce ne è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.
A partire da queste parole, Silvano Petrosino sviluppa una riflessione attorno ad alcune delle questioni ch’esse sollevano. In effetti oggi è diventato un luogo comune parlare di “città invivibili” ma raramente un simile denuncia, per certi aspetti del tutto condivisibile, è accompagnata da una seria indagine, più che sulla figura della città, sul senso dell’abitare.
Che cosa significa abitare, e perché è proprio l’abitare a distinguere il particolare modo di esistere e di vivere dell’uomo? Perché il nostro “stare insieme”, per riprendere le parole di Calvino, perché lo stare insieme degli uomini, si trasforma così facilmente in un inferno?
In natura non c’è né perdono né misericordia; forse, per ritornare ancora una volta a Calvino, ogni stare insieme degli uomini, ogni convivenza umana, in cui non si dà spazio al perdono e alla misericordia si trasforma prima o poi in inferno, sia che questo accada in città o in campagna.