L’edizione 2023

Nel 2023 Le Primavere incontrano il Cortile dei Gentili. Per Lecco e Como insieme propongono due giorni intensi di stimoli sul presente e il futuro dell’uomo e della terra. Come impone il format del Cortile dialogheranno posizioni di credenti e non credenti che, soprattutto sul tema dello scarto, aprono letture e prospettive divergenti. Diverso è lo sguardo cristiano sul fratello, da quello secolarizzato sulla risorsa funzionale che, se improduttiva, può essere scartata. Diverso è lo sguardo sulla terra dono di Dio, dalla terra da consumare fino al suo esaurimento.

Gli storici dell’ambiente, i futurologi, gli ingegneri dell’architettura, gli imprenditori e gli scienziati ci condurranno in ambienti spesso oscuri alla narrazione comune, fornendoci qualche strumento in più per leggere i nostri giorni e quello che hanno da dirci sul futuro che dobbiamo costruirci.

Ci si chiede spesso se questo mondo potrà sostenere una crescita come quella che abbiamo vissuto nell’ultimo secolo. Il riscaldamento globale, le carestie, le malattie e le guerre che lo devastano hanno messo in crisi l’idea stessa di uno sviluppo inesauribile e gettato ombre cupe sul prossimo futuro.

A tale angoscia generalizzata, scienza e tecnica stanno rispondendo con innovazioni prodigiose che sono in grado di ridefinire i costituenti elementari della natura fisica e della coscienza umana. Forse nel 2050 democrazia e sostenibilità saranno messi al sicuro sia per gli umani, che per i cyborg che per i robot. Ci stiamo muovendo nella direzione di garantire una perenne possibilità di estrarre, riprodurre e consumare all’infinito le risorse contenute nello spazio che l’uomo ha soggiogato.

Più raramente ci si chiede non solo se il pianeta potrà continuare a offrirsi a un tale possesso, ma se sia in grado di accoglierne i residui. Infatti la terra sta diventando un «immenso deposito di immondizia» e giustamente papa Francesco ci apre gli occhi avvertendoci che non si può legittimare l’attuale modello economico in cui «una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo» (Laudato si’, 50). Il limite all’economia della crescita lo innalzano i rifiuti non le risorse. Acquisisce forse senso in questa logica la conquista dello spazio? Il cielo resterà il sogno e la frontiera oppure diventerà una discarica?

Ma la questione è anche più profonda. Non si tratta solo di merci, la crescita di cui abbiamo beneficiato «non ha significato in tutti i suoi aspetti un vero progresso integrale» (LS, 46) ma ha determinato una cultura dello scarto che colpisce anche le persone e provoca quel degrado umano e sociale che si accoppia indissolubilmente alla crisi ambientale. Un contesto ambientale brutto dà vita a comunità di scarto, a vittime impotenti che la narrativa del Wasteocene giudica colpevoli e irredimibili.

Testo

I nostri incontri vogliono esplorare la radice umana di tale cultura dello scarto, perché siamo convinti, come sostiene il card. Gianfranco Ravasi, che il «gettaresimo» è innanzitutto un modo di considerare l’essere umano, concepito come oggetto da utilizzare e poi abbandonare.

Trovare un punto di svolta richiede un forte investimento educativo. È un punto cruciale di quella «conversione ecologica» evocata da papa Francesco. Sarà uno dei punti centrali degli interventi di Giuliano Amato, giurista, già presidente della Corte Costituzionale. Educare alla sostenibilità significa aprire le porte a un cambiamento innanzitutto interiore e in tal senso la spiritualità cristiana ha molto da offrire.

La prospettiva cristiana, spiegherà il Card. Gianfranco Ravasi, diversamente dalla secolarizzazione che monopolizza i desideri e l’orizzonte umano, non chiude, ma rilancia alla prospettiva di una vita più piena, come scrive ancora papa Francesco: «La sobrietà, vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante. Non è meno vita, non è bassa intensità, ma tutto il contrario» (LS 223).

Le pagine povere dei nostri giornali, fatte con la carta riciclata che andrà, al termine della lettura, a produrre ancora nuova carta, si fanno ogni giorno portavoce di questi pensieri che raccogliamo da chi spende la sua vita per non farcela smarrire. Sono un dono povero, ma di valore infinito, se sapranno salvare anche sono una persona dall’angoscia e dalla discarica sociale.

Daniela Taiocchi