Cosa ci aspetta quest’anno

Il genio guarda la realtà e ne individua le leggi o, come dicono gli ingegneri, gli algoritmi che la regolano: i pitagorici e i matematici ne vedono gli intrecci di numeri e formule, gli scienziati gli elementi chimici e gli atomi, i poeti la forza morale gravitazionale. Poi però il genio va anche oltre; prosegue l’attività creatrice di Dio e dà vita ad opere nuove, siano esse d’arte, di letteratura, di meccanica, di politica.

Suspiciendo despicio

Quando alzo lo sguardo al cielo e vedo anche le cose terrene

– Tycho Brahe, 1588

Boom! Anche quest’anno Le Primavere lanciano la bomba. Chi è il genio? Cos’è l’invenzione? Ma soprattutto quali sono gli elementi che consentono agli inventori e all’invenzione di cambiare il mondo?
Abbiamo individuato quattro traiettorie di analisi per articolare gli appuntamenti della rassegna. La prima: tra l’idea, geniale o meno che sia, e la sua realizzazione, si frappone la nostra finitudine. Ovvero: tra il dire Accadeva anche a Leonardo da Vinci di sentire l’infinita distanza tra l’idea che aveva perfetta nella testa e la capacità limitata che aveva di realizzarla. Lui stesso lasciava spesso le sue opere non concluse a certificare questa inadeguatezza dell’uomo a dare concretezza alle sue idee.
Per usare un’immagine, possiamo dire che inventare è riuscire a passare da un’idea di cambiamento, alla sua realizzazione provando a pulire il vetro opaco della nostra finitezza. Nel percorso fotografico che abbiamo scelto quest’anno per accompagnare i temi che affrontiamo c’è proprio la cifra della distanza tra il mondo dei progetti e quello della loro realizzazione. Pochi sono gli eletti in grado di pulire il vetro o di rimuoverlo. Lo vedete il vetro opaco, corroso dal tempo, dai pensieri, dalle intemperie e dalla fragilità? L’idea sta dalla nostra parte, la sua realizzazione dall’altro lato del vetro. Seppur in Leonardo la ricerca di Dio e la passione per il mondo fossero continue e brucianti e sempre viva fosse la sua capacità di competere con Dio e cioè di creare delle figure che sono persone viventi, anche in lui (e questo ci consola un po’) si incontra un “fondamentale dilettantismo” e se la perfezione è presente nella mente del genio, la mano resta imperfetta. È vero, la Gioconda vive e palpita, è una persona e non un dipinto e questo la rende così infinitamente conosciuta e popolare, ma non è come la voleva Leonardo che dunque la lascia incompiuta. Lo stesso vale per l’Ultima cena i cui protagonisti si muovono, si agitano e vivono, ma la tecnica a secco utilizzata si scontra con il processo di deterioramento del tempo.

25 marzo Teatro Sociale di Como
LEONARDO: OMO SANZA LETTERE
E LA SUA RICERCA SENZA FINE
5 aprile Sala Bianca del Teatro Sociale di Como
L’INVENZIONE DEL MOVIMENTO
E IL MOVIMENTO DELL’INVENZIONE
30 maggio Teatro Sociale di Como
LEONARDO RACCONTATO
DA VITTORIO SGARBI
13 giugno Stazione dei treni di Erba
FACCIAMO UN ROBOT
A NOSTRA IMMAGINE E SOMIGLIANZA

La seconda traiettoria analizza la naturale tensione tra mondo interiore ed esteriore, tra aldiquà e aldilà, tra microcosmo e macrocosmo, tra bene e male.
La nostra fatica di uomini si dirige verso la composizione di questi opposti perché ci rendiamo conto che non sono alternativi, ma chiedono di coesistere. Faticosamente, ma di coesistere. Dante inventa la Divina Commedia esattamente per placare l’ansia generata dalla morte di Beatrice perdendo la quale ha perso lo sguardo e l’amore che tutto sapeva accogliere e giustificare. Usiamo anche qui due immagini per rappresentare questi concetti. “Diavolo”, ovvero peccato, ovvero quando stiamo male, viene da una radice greca dia-ballein che vuol dire mettersi in mezzo, ovvero separare, dividere. Il diavolo taglia e separa le persone dalla loro origine e fa in modo che il desiderio dell’uomo, che è fatto per quell’Origine, si fermi invece sulla cosa e muoia lì, insoddisfatta. Il male è rendere diabolico quel che invece doveva essere simbolico, ovvero unito (sy-ballein vuol dire “tenere insieme” che in latino si dice re-ligare). Simbolico e religioso vogliono dire la stessa cosa, sono le trame di senso che uniscono mondo interno e mondo esterno conducendo alla felicità, la vera invenzione personale che è intrasmissibile. L’invenzione che interviene nella storia fa appello alla capacità dell’uomo di tenere insieme in una dimensione di senso l’uomo stesso e la realtà nella sua complessità di bene e male. Come giustificare le invenzioni malvagie, i tradimenti e il male? In questa nostra ricerca abbiamo incontrato, mentre anche noi brancolavamo nella “selva oscura”, un ometto che all’inizio del 1300 bussava a Santa Croce del Borgo presso Bocca di Magra (oggi convento carmelitano che sorge sulla via Dantis) per chiedere ospitalità dopo essere stato cacciato da Firenze e aver perso tutto. Dante, questo è il nome del nostro uomo, era filosofo, guerriero e priore e oltre a questo ha avuto in sorte il destino di essere toccato dall’amore mistico attraverso lo sguardo di una donna. Ora però a Santa Croce del Borgo, vagava per la Liguria in cerca di un riparo e soprattutto in cerca della felicità che lo conducesse alla pace unificando mondo esteriore e mondo interiore. Dante doveva darsi una ragione per aver perso tutto, specialmente lo sguardo di Beatrice. Insomma almeno tre inquietudini si incontrano in queste Primavere: la nostra, quella di Leonardo e quella di Dante! Leonardo amava dipingere, studiare ed escogitare invenzioni con l’intenzione di proseguire l’atto creativo di Dio. La sua fede lo portava a completare la creazione. Con la stessa forza Dante deve partire per un viaggio nell’al di là per incontrare la sua Beatrice che lo aveva lasciato facendogli mancare la sua mediazione verso Dio. E noi proviamo tutto questo, e anche di più. L’unificazione tra mondo esteriore e mondo interiore, tra vita che cresce dal di dentro e le relazioni tra gli uomini, tra il microcosmo individuato da Leonardo nelle vene e nelle arterie del corpo umano e il macrocosmo rappresentato dagli studi sulla Luna, sono la strada verso la felicità. Laddove questa unificazione è raggiunta, si trova dunque la pace, dove regna la disintegrazione, regna l’infelicità. Come abbracciare tutto insieme? Ci insegna Dante: se Dio si è fatto uomo, se Dio ha sudato, pianto, riso, dormito, mangiato, festeggiato e sofferto, allora queste cose sono divine, allora bisogna inserirle tutte nella commedia. Inferno, Purgatorio e Paradiso non sono luoghi esteriori, ma sono la descrizione della struttura stessa del cuore umano: all’Inferno, in Purgatorio e in Paradiso non si va, ma si è già. Tutto dipende dalla nostra capacità di vedere, dal desiderio che abbiamo di superare la seduzione delle gioie passeggere e puntare alle stelle per inventare il nostro percorso personale verso la pace.

26 aprile Teatro Sociale di Como
IL MONDO REINVENTATO
DALLE FRONTIERE E DALLE ALLEANZE
29 aprile Auditorim Camera di Commercio di Lecco
FEDE: INVENZIONE? RICERCA? DONO?
8 maggio Teatro Sociale di Como
FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI.
L’INFERNO DI DANTE
COMMENTATO DA FRANCO NEMBRINI

Così arriviamo alla terza traiettoria che riguarda il colore delle stelle. Leonardo dedica gran parte del Codice Leicester a raccontare la composizione “a mora” della superficie della Luna, i suoi oceani e le terre emerse. Dante chiude i suoi tre canti sempre rivolgendosi alle stelle. E infine vogliamo ricordare che sono trascorsi 50 anni dall’allunaggio, la realizzazione del sogno dell’intera umanità. La parola desiderio, quello stesso che nutre gli uomini di ogni epoca e che qui rappresentiamo come desiderio di arrivare sulla Luna, viene dal latino de-sidera, vocabolo meraviglioso perché vuol dire “ciò che ha a che fare con le stelle” e questo vuol dire che ogni nostro desiderio, ogni attrattiva, anche la più piccola, la più semplice, il bisogno più banale e più povero, è segno dell’unico desiderio… che è desiderio delle stelle (spesso nascoste negli occhi di chi amiamo, a proposito di microcosmo e di macrocosmo). E le stelle sono la firma poetica che chiude ognuno dei tre canti:

Uscimmo
a riveder le stelle
Puro e posto
a salire alle stelle
L’amor chemove il sole
e l’altre stelle

9 maggio Auditorium Camera di Commercio di Lecco
IMMAGINARE, INVENTARE, GENERARE.
SULLA DONNA E IL POSSEDERE
14 maggio Teatro Sociale di Como
INVENZIONE IL TUO NOME È DONNA.
IN VIAGGIO INSIEME A LICIA COLÒ
6 giugno Auditorium Camera di Commercio di Lecco
MONTAGNE, CORNICI DI UNA STORIA
DA INVENTARE

Ultima traiettoria sono i nuovi mondi che le invenzioni della nostra epoca stanno ridisegnando: la Via della seta, un tempo tracciata da un altro grande genio italiano, Marco Polo, si sta muovendo su di un tappeto volante, quello di Alibaba. Ma cosa arriva e cosa parte sulla ferrovia da Mortara a Pechino? E da ultimo Amazon che come un sogno ci rende accessibile ogni bene e lo porta direttamente a casa nostra. Da dove viene e soprattutto dove ci conduce la filosofia di Jeff Bezos? Ci chiederete: perché partire dai classici per atterrare ad Amazon? Alla fine andiamo sempre a ripescare i grandi classici per un motivo molto semplice. La parola classico indicava in latino il soldato di lungo corso, esperto di mille battaglie, sopravvissuto e capace di trasmettere la propria esperienza ai nuovi arrivati. È esattamente ciò che caratterizza i grandi autori dell’antichità: sono sopravvissuti alle contestazioni e all’incuria del tempo e ne sono usciti vincitori e vivi. Così per comprendere il presente, è a loro che è utile rivolgersi.

11 aprile Teatro Sociale di Como
PERCHÉ LA VIA DELLA SETA HA REINVENTATO
UN MONDO NUOVO
23 maggio Camera di Commercio di Lecco
È SEMPRE IL PRIMO GIORNO. LA FILOSOFIA
AZIENDALE CHE HA REINVENTATO IL
COMMERCIO

Daniela Taiocchi